“Non lasciamoci rubare la fecondità”, questo è il tema della giornata per la vita 2015 che si è celebrata il giorno 1 febbraio. In occasione della giornata per la vita nelle nostre tre comunità si è svolta la consueta raccolta di fondi per il Centro di Aiuto alla Vita di Udine con la vendita delle coloratissime primule.

MORUZZO                           € 220,00banchetto con le primule che sono state vendute per raccogliere fondi

NOGAREDO                       € 165,00

SANTA MARGHERITA     € 447,00

TOTALE                               € 832,00

 

Un GRANDE GRAZIE a tutti i parrocchiani, sempre molto generosi con il CENTRO DI AIUTO ALLA VITA !!!

“Non lasciamoci rubare la fecondità”

Il prossimo 1° febbraio, la Chiesa Italiana celebrerà, come ogni anno, la Giornata della vita. Il Messaggio del Consiglio permanente della Cei per la giornata del 2015, pur nella sua brevità, non manca di porre sul tappeto alcuni temi di grande rilievo politico. Non si tratta solo dell’ovvio richiamo al triste dato di oltre centomila aborti, contenuto nella relazione annuale del ministro della Salute sullo stato di attuazione della legge 194/78. Non si tratta neanche della critica alla prassi della fecondazione artificiale che, «mentre persegue il diritto del figlio ad ogni costo», comporta una notevole dispersione (eliminazione) di nuovi concepiti.

Si tratta piuttosto dell’accorato appello alla politica a considerare gli effetti sociali dell’eclissi di quella luce che ogni nuova nascita dona, non solo alla famiglia che l’accoglie, ma alla società intera. La parte centrale e più corposa del documento della Cei si sofferma, infatti, sul declino demografico che sta attraversando l’Italia. Esauritasi anche la spinta demografica dei migranti, inevitabilmente «la denatalità avrà effetti devastanti sul futuro». Basta poco per immaginare lo scenario terribile che presto investirà il nostro Paese per l’inversione della piramide demografica. Il sistema previdenziale e quello sanitario di tipo universalistico cui siamo abituati diverranno finanziariamente insostenibili e a farne le spese saranno soprattutto gli anziani, privati di una pensione dignitosa e dell’accesso alle cure più costose e prolungate. Nel medio termine questi problemi di sostenibilità potrebbero trasformarsi nella spinta maggiore per l’accettazione di una legislazione e di una prassi di tipo eutanasico, da parte di una generazione costretta a portare «il peso schiacciante delle generazioni precedenti».

Inoltre, le tensioni di tipo razziale e xenofobo, già in forte crescita, potrebbero trovare nuovo combustibile, in grado di incendiare la società italiana per il mutamento troppo rapido della composizione sociale, soprattutto nei quartieri poveri delle grandi città. Per i nostri Vescovi, è venuto il momento di chiedersi non solo «che mondo lasceremo ai figli, ma anche a quali figli lasceremo il mondo?».

Se non vogliamo dunque distruggere insieme la speranza e la memoria di questo Paese, impedendo ai bambini di nascere e spingendo i vecchi a togliersi dalla scena, occorre far splendere il sole della natalità sull’inverno demografico, per creare le condizioni di sostenibilità dei tanti anziani che il benessere e il progresso della medicina fortunatamente producono.

Basterebbero forse i centomila bambini uccisi prima di nascere per ridare ali al futuro del nostro Paese. Tuttavia, perché questo possa realizzarsi, insieme all’instancabile riproposizione di una cultura aperta alla vita e alla difesa della famiglia che la Costlocandina giornata per la vita 2015ituzione riconosce fondata sul matrimonio tra un uomo e una donna, sono necessarie politiche coordinate e coerenti, in grado di far riconoscere come dono quella maternità che oggi è vista solo come minaccia e disgrazia. Sono necessarie cioè politiche per la famiglia capaci di metterla in grado di farsi carico della natalità e dell’assistenza agli anziani.

La «solidarietà verso la vita», a cui giustamente il documento della Cei invita, non può essere dunque limitata «alla lodevole opera di tante associazioni», ma deve tradursi in politiche per la vita. Nell’attesa che sia possibile la correzione di un sistema fiscale che penalizza famiglia con figli, occorrono almeno interventi urgenti per sostenere concretamente le coppie che accettano generosamente di accogliere una nuova nascita, soprattutto se già versano in condizioni economiche disagiate. Un punto ineludibile di tali interventi riguarda il sostegno alle gestanti in difficoltà e la proposta di alternative all’aborto per motivi socio-economici, che pure la legge 194 in teoria prevederebbe.

Coloro che si ostinano a distinguere a questo riguardo tra interventi di destra e interventi di sinistra evidenziano solo il permanere di una mentalità ideologica, peraltro fuori tempo. Servizi all’infanzia e bonus bebé non sono in opposizione, come ben rilevato in un recente editoriale dal direttore di questo settimanale. In un mondo che prima di essere post-cristiano è forse post-ideologico, i tanti cattolici presenti in Consiglio Regionale dovrebbero superare gli schieramenti e la disciplina di partito per opporsi all’unica ideologia rimasta, quella dell’individualismo edonistico, e per promuovere insieme politiche a favore della vita e della famiglia. Sarebbe l’unico modo per evitare che «la cultura del benessere che ci anestetizza» e la devastante crisi economica convergano nel bloccare ogni apertura alla natalità. L’Italia, ammoniscono i Vescovi, «non può lasciarsi rubare la fecondità». Non può permettere che sia soffocato il desiderio grande e nobile di avere un figlio. Ne va di mezzo il futuro della convivenza civile e la possibilità stessa di una società solidale. Ne va di mezzo anche lo sviluppo economico del Paese.

Un’ultima annotazione sia consentita. Non possiamo non sentirci interpellati dal fatto che il 35% degli aborti in Italia sono richiesti da donne extracomunitarie. Se da un lato la sproporzione di tale dato rispetto alla percentuale degli extracomunitari nel nostro Paese denuncia ancora una volta il fallimento della 194, dall’altro la «solidarietà verso la vita» non può ignorare i bisogni dei migranti. Altrimenti davvero, come efficacemente sintetizza il Papa, «in questo mondo della globalizzazione siamo caduti nella globalizzazione dell’indifferenza».

On. Gian Luigi Gigli

Vicepresidente del Movimento per la Vita Italiano

Testo pubblicato il 29 gennaio 2015 sulla Vita Cattolica

 

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