Nell’epoca di internet, di Facebook, della Rete con la R maiuscola è così facile comunicare, ma così facile, che diventata difficile fermarsi e parlare con qualcuno. E trovare qualcuno che si fermi con te. E già, perché la comunicazione è quella cosa che si dovrebbe fare in due. Guardandosi negli occhi. È un processo  lento che porta le persone a conoscersi. È un processo lento nel quale noi pian piano ci togliamo le tante maschere che abbiamo addosso, i tanti ruoli che abbiamo  assunto nella vita per rimanere nudi. Nudi, senza vergogna di quello che si è. Per parafrasare il titolo di un libro che amo particolarmente direi in “nuda libertà”. Che bella l’amicizia, che respiro profondo star bene insieme a qualcuno. Che bello riuscire ad essere sé stessi, come bambini, senza malizie, doppi sensi, processi alle intenzioni, senza paura di dire, senza paura di ascoltare, senza paura di conoscersi fino in fondo. Ma bisogna mettersi in gioco. Fare il primo passo, dare fiducia per primi.  Proprio difficile. Non c’è niente di tanto bello nella vita che non sia allo stesso tempo anche molto difficile. Che bello è innamorarsi, che bella cosa l’amore. Ma c’è qualcuno che può dire che amare sia una cosa facile? Gesù, insegnaci ad amare. Chiesero i discepoli. Gesù insegnaci ad amare dovremmo chiederlo noi ogni giorno a Gesù. Perché siamo qui oggi? Non siamo mica degli artisti che propongono uno spettacolo. Perché voi siete qui oggi. Mi piacerebbe saperlo. Quasi quasi farei un sondaggio. Guardate questi bambini, riuscite a vedere  in loro Gesù che è venuto sulla terra per dare una speranza all’uomo? Ci riuscite?  Dovreste riuscirci perché è questo il senso di oggi. Affermare che c’è una speranza e si chiama Gesù. E questa speranza passa attraverso il fermarsi,  guardare nei loro occhi e credere nel futuro. In un futuro migliore, di pace e speranza per l’umanità. Ma questa speranza può diventare realtà se passa attraverso l’essere comunità. Dobbiamo essere comunità, dobbiamo uscire dalle nostre case per guardare, vedere, sentire, capire ed amare. Dio sta nel prossimo. Ma per trovarlo dobbiamo scendere in strada. Come i pastori a Betlemme. Dobbiamo uscire dalle nostre case. La strada come luogo di sofferenza, di dolore, ma anche di riscatto e di gioia per imparare a conoscere chi siamo. E per conoscerci quest’anno abbiamo intrapreso l’avventura di incontrarci per realizzare il concerto di Natale.

 

Il Bimbo che nasce è immagine di un Dio che è vivo e presente in  mezzo a noi e che opera e ci mantiene uniti attraverso i tratti di cammino che scegliamo di percorrere assieme. La preparazione di questo concerto di Natale che ha visto coinvolti bambini, ragazzi, giovani e famiglie è stata per noi motivo di conoscenza, di arricchimento, di sperimentazione concreta di quella gioia che solo la speranza di un Bimbo che nasce può dare. La gioia dell’incontro settimanale alle prove, la gioia che deriva dal sentirsi parte di qualcosa di bello e speciale, la gioia di vedersi accolti, ognuno nella propria unicità, la gioia di cantare e danzare per il Signore.

Ma soprattutto la gioia nel toccare con mano l’allegria, la spensieratezza, l’energia dei bambini che per la prima volta sono stati coinvolti a 360° in quest’esperienza e hanno avuto l’opportunità di conoscersi e crescere insieme affrontando le varie prove con costanza e impegno. Loro sono senz’altro il nostro motivo di gioia più grande. Speriamo di cuore che questo pomeriggio abbiate potuto gioire un pochino anche voi, assieme a noi, nella certezza che Gesù è nato veramente.

 

                             

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