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La chiesa

L'attuale chiesa di Santa Margherita, risalente al ‘700, ha tre navate separate da possenti pilastri in pietra; il sacello romanico ha forma esagonale con volta a vela impostata su archi acuti. La facciata presenta tre portali ed un rosone centrale in pietra lavorata.

All’interno sono conservati, tra le altre opere, alcuni reperti lapidei: il Cristo Benedicente (Pantocrator) del sec. XIII, un’acquasantiera ascrivibile ai sec. XI-XII (per la quale si è ipotizzata anche una datazione anteriore) ed una croce greca collocata nella parete dell’abside. C’è anche una testa che si ritiene possa provenire dal foro d’Aquileia ed essere stata parte di un monumento pubblico con i clipei delle immagini di divinità.

 

 LAVORI DI RESTAURO 2009-2010

1 LOTTO

Il primo lotto dei lavori comprende il tetto e l’esterno della chiesa, i lavori svolti sono stati i seguenti: ristrutturazione del tetto togliendo le tegole e guainando il fondo, ricollocazione delle grondaie, degli scarichi e dei coppi, rifacimento dell’allacciamento alle fognature, risanamento dell’intonaco esterno della chiesa (poiché assorbiva umidità all’interno) e conseguente dipintura; inoltre è stato rifatto tutto l’impianto elettrico della chiesa portandolo a norma. Sulla facciata d’ingresso vi erano delle lastre in pietra alte circa un metro attaccate al muro, sono state rimosse e spostate lateralmente ed è stato rifatto il muro a faccia vista poiché queste lastre creavano umidità all’interno della chiesa.

 

2 LOTTO

Il secondo lotto di restauro comprende l’interno della chiesa, i lavori svolti sono stati i seguenti: è stato deumidificato il muro interno, ovvero è stata tolta la vecchia malta per un'altezza di circa due metri ed è stato fatto un trattamento deumidificante su tutto il perimetro della chiesa. È stata creata una nicchia per la statua di Santa Margherita. È stato ordinato di ripristinare il vecchio pavimento ed è stato rifatto tutto il pavimento del presbiterio dai gradini dell’altare maggiore all’inizio della scalinata. Il battistero è stato restaurato in ogni sua parte. L’armadio nella sacrestia risalente al 1715 era molto rovinato ed è stato restaurato assieme a due inginocchiatoi. È stato fatto nuovo l’impianto di riscaldamento con tecniche moderne.

 

OFFERTE 2 LOTTO

Un parrocchiano ha offerto 28.000€ per il restauro del pavimento e del presbiterio. Vi è stato un contributo per il nuovo altare di 10.000€. Un donatore ha dato 5.760€ per il restauro della Statua di Santa Margherita. Un contributo per il Battistero di 6.500€.

 

LAVORI ESTERNI AI LOTTI 

I lavori esterni includono i lavori eseguiti sugli affreschi che si trovano ai lati dell’altare maggiore e anche gli altri affreschi sul soffitto che sono stati restaurati sul posto con il prezioso aiuto della cooperativa Arecon e il restauro dei 4 altari. Inoltre è stato rinnovato l’impianto di amplificazione.

 

COMUNE

Il Comune, inoltre, ha eseguito un radicale restauro delle strade, delle gradinate, delle ringhiere, dei muretti attorno alla chiesa, delle colonne, dello scarico delle acque piovane, dell’impianto del gas e dell’impianto elettrico delle luci di tutta la piazza.

 

ALCUNE IMMAGINI DELLA CHIESA

antica cripta

rosone

particolare della facciata

antica cripta

 

 

 

rosone sulla facciata  

 

 

 

 particolare della facciata

 

 

 

altare maggiore altare maggiore particolare dell'altare maggiore

altare maggiore

 

 

 

 

 altare maggiore

 

 

 

  

particolare dell'altare maggiore

 

 

 

 

dipinto guardando verso l'alto dipinti

dipinto 

 

 

 

 

 guardando verso l'alto...

 

 

 

  

dipinto 

 

 

 

 

tabernacolo visione dell'altare dall'alto angelo sull'altare maggiore

  tabernacolo

 

 

 

 visione dell'altare dall'alto

 

 

 

angelo sull'altare maggiore

 

 

 

particolare della via crucis

battistero

antico battistero situato entrando a destra

particolare della via crucis

 

 

 

battistero

 

 

 

antico battistero situato entrando a destra 

 

 

 

particolare angioletti del battistero

particola angioletto del battistero

 particolare sopra il battistero

 particolare angioletti del battistero 

 

 

 

particolare di un angioletto del battistero 

 

 

 

particolare sopra il battistero

 

 

 

statua di S. Margherita particolare della statua

particolare della statua: dipinto

statua di S. Margherita del Gruagno 





 particolare della statua

 

 

  

particolare del dipinto presente sulla statua

 

 

 

visione della chiesa dal presbiterio

crocifisso

particolare del crocifisso

visione della chiesa dal presbiterio

 

 

 

  crocifisso 

 

 

 

particolare del crocifisso 


 

 

 

altare della madonna

 
 

altare della Madonna

 

 

porta

 

  

 

 

Un po' di storia

La piccola cittadina medievale di Santa Margherita del Gruagno sita nel comune di Moruzzo (Ud) ad una decina di chilometri da Udine, è un borgo medioevale al cui centro spicca l’edificio della Pieve.

La Chiesa è il punto focale della comunità che trova comunque la sua espressione presso le attività proposte in canonica e presso l’oratorio, siti nel cortile dietro la Chiesa.

 

Nell’anno 762 la località detta Grobanges è menzionata tra le proprietà appartenenti a tre fratelli longobardi che vengono successivamente donate al monastero benedettino di Sesto al Reghena.

Nell’anno 983 la cittadina è tra i castelli donati da Ottone II al patriarca Rodoaldo. Il feudo patriarcale fu governato da un gastaldo che risiedeva a Santa Margherita del Gruagno mentre nel XIV sec. il feudo fu compreso nella gastaldia di Fagagna.

Nel X sec. esistevano due luoghi di culto: la chiesa di San Martino poi scomparsa in epoca moderna, e la chiesa di Santa Margherita che aveva inglobato le strutture di un sacello più antico dedicato a Santa Sabida.

Il culto di questa santa è conosciuto fin dal VIII sec., si pensi che Paolino d’Aquileia narra della tradizione diffusa nelle campagne di santificare la festa della domenica e del sabato.

Nel basso-medioevo i documenti non citano più il castello ma si hanno notizie della cortina: un centro abitato fortificato con la chiesa che dal 1247 è menzionata come pieve.

Attualmente non rimangono resti del castello mentre si conserva la cinta muraria della cortina con la torre porta, che mantiene resti dei camminamenti di ronda.

Nel sottoportico, travature lignee; sui due lati esterni, ampi portali in pietra (1506).

Passeggiano per il borgo si possono notare diversi edifici rustici che mantengono almeno in parte la propria struttura originaria.

 

 

 

Le origini del nome Santa Margherita del Gruagno

 I nomi grobagnis, grobanges, groang, gruang, gruans, growan, ecc. raccontano dal 762 l’evoluzione del toponimo Gruagno. Il significato resta oscuro anche se per alcuni studiosi sembra avere una relazione con l’origine morenica del territorio e l’acquitrino a nord del colle che, prima della bonifica, poteva ospitare uccelli come le gru.

 Il colle di S. Margherita sorge sul limitare di una ricca falda freatica superficiale, che caratterizza tutte le nostre colline, e la piana di S. Andrea, situata a nord del rilievo, non conteneva uno stagno ma acque correnti non profonde, alimentate, come oggi, da numerose risorgive. Le canne palustri, ancora presenti, non erano il tratto distintivo di una palude ma soltanto di un terreno ricco d’acqua e non sufficientemente drenato.

 La natura non stagnante di queste acque è confermata anche dalla intitolazione a “Sante Sabide” della cripta della chiesa di S. Margherita che si eleva sul colle. Infatti le prerogative di questo “titulus” erano l’ubicazione rurale e la prossimità di una sorgente o di corsi d’acqua sorgiva(*).

 Il culto di “Sante Sabide”- sconosciuta all’agiografia ufficiale - essendo correlato alla solennizzazione del sabato, invece della domenica, secondo l’uso ebraico diffuso nelle campagne aquileiesi, venne osteggiato fino ad ottenerne l’annullamento. Il Patriarca di Aquileia Domenico Grimani il 3 aprile 1499 emanò un decreto contro la diffusa usanza di celebrare il sabato come giornata festiva: si doveva lavorare non soltanto fino a mezzogiorno ma fino al tramonto del sole ovvero fino al suono delle campane. Lo scampanio del sabato sera – usanza protrattasi anche nei nostri tempi - non aveva, come si crede, il compito di annunciare la domenica bensì quello di fissare il termine della giornata lavorativa.

 Il nome Sabide (Sabbata), inizialmente sostituito d’autorità dai sacerdoti durante i battesimi ed anche in occasione delle cresime, dopo una timida correzione con Sabina, tra il 1700 ed il 1800 seguì la sorte del culto e scomparve definitivamente.

 Paradossalmente però la cripta di S. Margherita mantiene ancora questa dedicazione.

 Il termine celtico groa/grova - che indica un terreno paludoso - non rappresenta, per le suddette ragioni, un’etimologia troppo convincente.

 E assai verosimile che le varie espressioni citate in apertura, annotate da mani differenti, si trovino registrate in modo diseguale e che la loro scrittura, probabilmente perché il significato era oscuro, rappresentasse la traduzione onomatopeica di un suono che persone dissimili e poco alfabetizzate recepivano diversamente.

 E’ suggestivo tuttavia immaginare che Gruagno risalga etimologicamente al latino groma- ae (centro di un accampamento dove si incontravano quattro vie ad angolo retto). A sostegno di questa ipotesi ancora oggi si possono individuare quattro percorsi che convergevano sulla cima del colle: via del Fornat, Jevade (che scendeva all’acqua), la via principale di accesso attraverso l’attuale portico e una strada ormai scomparsa che correva a nord-ovest proveniente da Moruzzo costeggiava la proprietà Titon e sbucava nei pressi del l’attuale campanile.

 Una seconda teoria – poco probabile – potrebbe collegare con il latino grumus-i (poggio). La posizione del colle - strategica perché dominante e panoramica - e la sua vicinanza all’acqua sorgiva, è compatibile con la presenza di un accampamento romano e quindi con una toponomastica di origine latina, non mitologica purtroppo e perciò meno gratificante per le nostre ambizioni.

 E’ altresì probabile che il colle, assieme a quelli di Moruzzo e di Fagagna, appartenesse alla linea di guardia occidentale costituita - a protezione di Aquileia e della Decima Regio Italica - da torri di segnalazione erette dai romani per allertare - di notte con fuochi e di giorno con fumo o rifrazioni solari - le popolazioni affinché, in occasione di aggressioni nemiche, potessero correre al riparo ed i contingenti armati perché approntassero le difese. Il colle poi ha probabilmente ospitato un piccolo insediamento abitativo e successivamente è divenuto luogo di ricovero durante le invasioni degli ungari.

 Il documento più antico della Pieve è datato 18 febbraio 1048 ed elenca alcuni lasciti testamentari di un certo Sabadino fu Antonio di Martignacco a favore della Pieve di S. Margherita. Sabadino è la versione maschile di Sabide però ha assunto in tempi remoti la connotazione prevalente di cognome (es.Sabbadini).

 Un documento del 1422 elenca le pertinenze della Pieve:

 Villa Sancta Margherita, villa Talazaje (Telessae) et Maial (?), villa da Plaijn (Plaino), villa de Alnico (Alnicco), villa de Thorian (Torreano), villa de Ceresetto, villa de Martignaco (Martignacco), villa Faognaci (Faugnacco), villa de Nogaredo Prà smerlato (Nogaredo di Prato), villa de Pagnaco (Pagnacco), villa de Quelgriglion (?), villa de Lazzaco (Lazzacco), et Malisatta (?), villa de Brazzaco, et Marzanich (Mazzanins), villa Colloredi de Prato, villa Brazzachi superioris supra paludem, villa de Passons.

 

ricerca realizzata grazie al contributo di Buzzi Vittorio

 

(*) Gilberto Pressacco. Tracce musicali della tradizione marciana nell’area mediterranea

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